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lunedì 8 aprile 2013

Il ricordo, a breve scadenza, dei suicidati dalla crisi

L'elemento comune di ogni drammatico caso di suicidio dovuto alle difficili condizioni economiche in cui versavano le vittime è il bailamme che si produce nei giorni successivoglio il conseguente vortice di analisi, commenti, invettive, proposte e ipotesi più o meno creative che ci si affretta a buttare nel tritacarne mediatico.
Di storie come quelle di Romeo Dionisi e di Anna Maria Sopranzi da Civitanova Marche ce ne sono, purtroppo, a bizzeffe nel nostro paese, così come negli altri. Storie che sembrano comuni almeno fino a che un epilogo tristemente tragico non le trasforma in storie da narrare, da sviscerare, da usare come grimaldello squisitamente mediatico - nella maggior parte dei casi -, strumentalmente politico - in qualche caso - e strettamente funzionale, risolutivo e propositivo - in una microscopica percentuale di casi.

Insomma, di tutto questo carrozzone il dato peggiore sarà l'oblio che avvolgerà i nomi di Romeo e Annamaria, così come ha avvolto i nomi di Francesco Fabbri, Walter Ornago, Michele Calì e di tutti gli altri che oggi vivono esclusivamente nel ricordo e del ricordo dei loro cari. 
C'è poi chi non si accontenta di raccontare la storia del momento ma si lancia nella cronistoria dei casi analoghi in modo da offrire una case history dal vago senso professionale, così, tanto per non fare la parte di quello che scrive ad hoc sul tema.

È giusto parlare di loro, delle loro vite, delle loro esistenze conclusesi così drammaticamente? Si, non solo è giusto ma è fondamentale perché le loro storie non restino tali.
Ma è giusto farlo in questo modo pret-à-porter? No, non solo non lo è, ma è profondamente irrispettoso, offensivo e soprattutto da codardi rincorrere la tragedia e cavalcarla, rivolgerle un'attenzione tanto marcata e morbosa quanto subitanea e volubile. 

Forse, anche per questo motivo, almeno le contestazioni e le critiche rivolte nei confronti delle figure istituzionali andrebbero considerate e interpretate dai media, dalla politica e dagli opinionisti fuori dalle consuete e sottostimanti categorie del qualunquismo, dell'antipolitica o dell'autoreferenzialità.



giovedì 28 marzo 2013

Lavoratorio.it e il pessimo consiglio (d'azzardo)

Chi di noi non si è mai iscritto o non ha mai utilizzato un sito di ricerca e offerta lavoro? Personalmente, come molti miei amici, sono iscritto a diverse reti e motori di ricerca lavoro, tra questi ne ho trovato uno che mi è sembrato ben organizzato, non troppo invadente e abbastanza preciso nell'inviare offerte di lavoro corrispondenti ai dati immessi nella richiesta. Si tratta di Lavoratorio.it.
 
Insomma, almeno fino ieri mattina, potevo dirmi davvero soddisfatto del servizio, peraltro gratuito, che questo sito mi stava offrendo.
Come si vede dallo snapshot qui di fianco, però, ho ricevuto una mail dalla sezione News di Lavoratorio.it che conteneva la  presunta storia vera e il consiglio di una fantomatica signora,  Francesca T. di Latina, particolarmente fortunata ma credo sicuramente meno generosa e meno altruista di quanto appaia dalla mail.
Nulla quaestio sulla necessità e sulla opportunità di usare mezzi pubblicitari per fare cassa e sfruttare al meglio la rete di contatti che un sito del genere può raccogliere, soprattutto se offre servizi del genere gratuitamente, ma ad essere sinceri, non vi sembra un atteggiamento particolarmente ienesco quello di sottoporre all'attenzione di chi cerca lavoro, più o meno disperatamente, una storiella fortunata e invitante, focalizzata per giunta sul gioco d'azzardo on line, con grandi vincite e sogni che diventano realtà?
Insomma, cartellino rosso per Lavoratorio.it e per la decisione di raggiungere i suoi iscritti in cerca di lavoro con un messaggio promozionale del genere!